Quindi, è riuscito a progettare un impianto rispondendo a queste esigenze?
“Esatto, le ho ridisegnate e proposte sul mercato tramite l’azienda Cos.me.ca, nella quale lavoravo allora. Abbiamo iniziato a disegnare queste macchine per garantire anche una facile pulizia: prima i materiali erano pochi, poi i tipi sono sempre andati a crescere e quindi c’era il rischio di avere l’inquinamento di un granulo con un altro. Abbiamo pensato a questi nuovi miscelatori per garantire massima pulizia e non permettere l’inquinamento da un prodotto a un altro.
Insomma, l’evoluzione tecnica in quel momento c’è stata: i miscelatori di allora erano chiusi e di difficile pulizia, quindi abbiamo progettato questi miscelatori che, con il loro modus operandi, permettevano (e permettono ancora oggi) di avere più coni e quindi sono più facili da pulire. Stiamo parlando di macchine con contenitori dai 150 litri ai 2000 litri. Con la nostra progettazione abbiamo aggiunto anche la possibilità di immettere, durante alcune fasi, del materiale dopo che la vite di miscelazione è inserita nel cono, tramite dei portelli aggiuntivi”.